Quando sarà finita, io non voglio che tutto torni come prima.

Non voglio tornare a intasare le strade.
Non voglio tornare a invadere i cieli, a depredare i mari, a sfiancare la terra.
Non voglio tornare in salute per respirare un’aria malata.

Non voglio perdere tempo nel traffico o in attesa di un mezzo pubblico incrociando sguardi indifferenti come se la mestizia fosse il vivere comune.

Non voglio tornare in un mondo a misura di maschio, che ha reso il resto dell’umanità “gli altri, gli ultimi, i diversi”.
Non voglio tornare a una società performante, che ha paura di fermarsi per non perdere un primato insostenibile.
Non voglio tornare in un tempo veloce, che non danza più con la ciclicità delle donne e della natura.

E non voglio, di sicuro non voglio tornare in un mondo di grandi.
Voglio stare in un mondo piccolo a misura dei piccoli, dove la vita è un’infinita possibilità di giocare senza lasciare nessuno in disparte.
Dove nessuno è il gioco di un altro ma ognuno viene giocato e porta la gioia e la sua differenza per farci imparare.

Voglio un mondo che cambi le regole dello stare insieme per tenere dentro tutti, proprio tutti.
Anche tu che ti senti ignorato. E tu, che ti credi sconfitta.

Voglio un mondo accorto dove le cose siano a misura dei più sensibili e prima di compiere un gesto importante ci si domandi: porterà più amore? Potrà fare del male, soprattutto ai più indifesi?

Non voglio più tornare in una società di massa, col turismo di massa, il consumismo di massa e la cultura di massa.
Voglio un mondo tutto spezzettato.
Voglio un mosaico, dove ciascuno sia un frammento lento e prezioso, e dove non si abbia bisogno di sbarre o divieti per accorgersi della grazia di questo farsi primavera.

(Giorgia Vezzoli, 21 marzo 2020)